L'Italia è allo sfascio economico. L'italiano è depresso e sta sempre peggio. La colpa è della globalizzazione? Della politica? Dei tempi che corrono e che vedono la Cina e l'India i paesi forti mentre vecchio e nuovo occidente sono i deboli?
Forse qualche concausa bisogna pur metterla in conto, ma la colpa vera, come sempre, viene dal basso, dalla gente, dal popolo.
Oggi l'italiano è cambiato nei modi e nel carattere, negli intenti e nelle finalità.
L'italiano oggi è avido, egoista, vede solo le mezze verità, la parti che gli convengono. Ha solo giustificazioni per i suoi comportamenti quotidianamente ignobili.
Oggi la situazione è questa:
ci sono Tizio e Caio e c'è una sola mela. Il ragionamento sensato e solidale, che permette il benessere collettivo dice che è sufficiente mezza mela a testa. Il comportamento sia di Tizio sia di Caio, invece, dice che sia Tizio sia Caio vogliono tutta la mela, senza nessun rimorso per l'altro. Per farlo sia Tizio sia Caio vendono la propria mezza mela sottocosto, per accaparrarsi il mercato rispetto all'altro, il quale non vende al prezzo giusto e chiude. Così uno dei due ottiene, di forza, la mezza mela dell'altro. Ora, o Tizio o Caio (dipende da chi ha venduto più sottocosto) ha raddoppiato il suo mercato, ha in mano una mela intera, che continua a vendere totalmente sottocosto, perchè vuole il mercato restante. Qualcuno chiude e l'altro sta in piedi, anche se non sta realmente guadagnando, ma sta solo facendo girare sempre più soldi nel suo conto. Anche quando costui ha in mano cento mele (e ha fatto chiudere cento aziende) continua a vendere sottocosto, altrimenti non vende e non scavalca la concorrenza, non la sopprime.
Oggi nessuno vuole vendere il proprio prodotto o servizio per quello che è il suo valore reale (vendere richiede bravura, pazienza e qualità) ma svende (questo è semplice, immediato e con risultati eclatanti). Oggi nessuno si vuole accontentare della propria fetta di mercato (che lo faceva stare bene quando vendeva e non svendeva), oggi vuole aumentare il proprio potere di acquisto, vuole far chiudere gli altri. Chi vuole vendere e non svendere è costretto ad una "svendita a metà" a causa di questa scellerata tendenza. Tale scelta obbligata, imposta, rende insufficienti le entrate, perchè la fetta di mercato si è assottigliata e i guadagni ancora di più. La gente si impoverisce, spesso soccombe e chiude, perciò niente lavoro, niente gudagni, solo disperazione.
Le cose possono cambiare se:
- tizio vende la propria mezza mela per il suo reale valore
- il cliente di tizio è disposto a comprare la mezza mela per il suo reale valore
- il cliente di tizio rivende la mela al consumatore per il reale valore
- il consumatore si ritiene soddisfatto e contento della mezza mela, pagata per il suo valore reale
Invece oggi succede più o meno così:
- Tizio ha un frutteto con mezza mela
- Caio ha un frutteto con mezza mela
- I costi di Tizio e di Caio sono 8 per ciascuno
- Tizio vende al negozio di Sempronio a 10
- Caio vende al negozio di Sempronio a 9
- Sempronio compra da Tizio vende al consumatore a 12
- Cippa Lippa compra da Caio e vende al consumatore a 11
- Il consumatore compra da Cippa Lippa (sai com'è, i tempi sono duri, i soldi sono sempre meno, bisogna vedere il centesimo ...)
Ciò che non si vede è:
Caso A: Caio non guadagna abbastanza per viverci bene se ha realmente speso 8
Caso B: Caio ha sostenuto spese inferiori perchè non ha sostenuto la stessa qualità di Tizio, quindi in verità le sue spese sono state 7
- Nel caso A, Caio spera che Tizio chiuda, così lui vende una mela a 18 e ha speso 16. Nel frattempo Tizio però è nella fame e senza lavoro. L'economia frena, anche se sembra stabile.
- Nel caso B, Caio fa chiudere Tizio (senza lavoro e con la fame) e il consumatore sta peggio perchè trattato peggio. Gli introiti sono minori, 18 invece di 20. L'economia frena, cade giù.
Si può obiettare che abbassando i costri aumenta la produzione, così il consumatore può permettersi una mela invece di mezza. Vero, ma fino ad un certo limite, ormai superato abbondatemente. Infatti, oggi siamo nella situazione di produzione in esubero. Per sostenere questa situazione di fatto si sono creati i consumi a tempo, deperibili. Questo significa che un bene acquistato deve durare un terzo del tempo rispetto al passato, in modo da essere nuovamente rivenduto, a forza, imposto. Non solo, ogni anno si produce sempre in numero maggiore rispetto alla reale richiesta, in modo da obbligare il mercato a svendere, bisogna cercare di vendere tutto il prodotto, altrimenti viene buttato via e risulta un costo da cui non c'è stato un ritorno. Mettiamo che ho due mele, ho speso 20 e rivendo ogni mezza mela a 6. Se vendo tutto ho guadagnato 4 ma se vendo una sola mela ho guadagnato 12 e speso 20, perciò sono finito sotto di 8, in quanto mi mancano gli incassi di due mezze mele (6+6). Affinché questo non avvenga, allora cerco di vendere due mezze mele a 6+6 e due mezze mele a 5+5, così da coprire almeno i costi. A volte non basta, quasi sempre non basta, perchè nel mercato non si è mai soli e quando anche la concorrenza ragiona nello stesso modo si finisce che si vende mezza mela a 6, una mezza mela a 5, una mezza mela a 4 e, se si è fortunati si vende anche l'ultima mezza mela a 3. Totale 18. Ovvero sotto di 2. Chi vuole vendere, chi vuole provare a farlo, produce una sola mela e cerca di vendere due mezze mele a 6, perchè ha una qualità superiore dalla sua parte, maggiore cura. Ha speso 10. Se è fortunato, perchè ha clienti che riconoscono il suo lavoro e hanno a loro volta una clientela di consumatori che vogliono la qualità, riesce a vendere la mela. Così ha fatto il suo guadagno, senza essere ricco né nulla di speciale, ma può permettersi, risparmiando, una casa, una macchina, le ferie e investimenti mirati per migliorare la sua attività. Succede però che il suo rivenditore (il sempre caro Sempronio) cede alla tentazione (anche e soprattuto a causa di Cippa Lippa che vende tre volte tanto a prezzi inferiori) di prendere solo mezza mela dal venditore serio e poi prende una mela e mezzo dallo svenditore. Al consumatore ora rivende due mele invece di una, rivendicandole dell'antica qualità e del nome che si è fatto negli anni, tutte al prezzo della mezza mela di qualità, anzi qualcosina in meno. Lui incassa di più, il consumatore è ingannato, se ne rende conto, la colpa ricade e viene buttata sul venditore. Così Tizio chiude. Così chiudono tanti Tizio e rimangono sempre più Caio, sempre più Sempronio che hanno ceduto all'ingordigia di volere di più faticando di meno. Così l'economia crolla, irrimediabilmente, e finisce in mano ai furbi e ai furbetti, ad ogni livello, dall'impiegato statale all'operaio, dal disoccupato al manager, dal piccolo imprenditore al pensionato.
Il paese Italia si risolleverà solo nel momento in cui si ricominciarà ad avere in maggioranza lavoratori e cittadini solidali e non avidi, che produrranno a 8 e venderanno a 10, che non creeranno esuberi, in cui divideranno la mela con gli altri, senza pensare di subire lucro o speculazione, in cui ci saranno consumatori contenti di acquistare nella quantità dovuta e al prezzo reale e non di costo e sotto-costo, senza provare invidia dei guadagni altrui.
Le rivoluzioni possono esserci solo dal basso, dal popolo, non dall'alto. Deve essere la gente a volere questo cambiamento, deve esserci questa volontà, deve esserci la voglia e l'ostinazione dell'onestà, della lealtà, del reciproco rispetto e riconoscimento, della solidarietà.
Cosa può fare la politica? Poco e molto.
Poco perchè deve essere il popolo a voler cambiare, altrimenti non esistono leggi ed esortazioni che possano modificare l'andamento, permettere la restaurazione di un circolo virtuoso a fronte del circolo vizioso attuale. Può fare poco perchè la politica è in mano ai grandissimi Caio dell'Italia, in mano ai pesci grandi che vogliono fare leggi e abusi per prendersi i pesci grandi rimasti ma un pochetto più piccoli
Può fare molto la politica nel promuovere e garantire il circolo virtuoso, nello stimolare l'onestà e la correttezza, nel dimostrare la solidarietà e dando il buon esempio. Ma, che si ripeta, gli attori della politica stanno dall'altra parte, sono sempre specchio e realtà del popolo che rappresentano. Se cambia il popolo cambia anche la politica, non viceversa.