sabato, 04 ottobre 2008
Da questo momento il blog Carte Dannate si trasferisce al seguente indirizzo:
http://cartedannate.wordpress.com

Le motivazioni sono esclusivamente di carattere pratico:

ho comprato un Apple iMac e, purtroppo, lavorare sul blog splinder è un inferno. Con Wordpress questo problema di piattaforma hardware/software non si pone.

Detto questo ... il blog su splinder ha raggiunto e superato i 10.000 contatti e questo lo considero davvero uno "sporco" traguardo, un qualcosa che suscita sincera gratitudine.

Ora spero vivamente di ritrovarvi tutti anche in wordpress.

Grazie
Da.Kar
postato da: cartedannate alle ore ottobre 04, 2008 21:54 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 09 settembre 2008
Mister Prezzi sollecita i controlli, su base nazionale, dell'intera filiera grano-pane-pasta. E tuonano: "il grano duro è calato del 42% mentre la pasta è aumentata del 35%" (Corriere.it)
Nel caso dovessero vederci speculazione scatta la multa, ovvero i prezzi dovranno calare a forza abusiva di stato!
Lasciando perdere che tale dichiarazione è falsa, tendenziosa e destabilizza una filiera già in grossa difficoltà di suo, dove minchia viviamo?
Siamo un paese libero, con il libero mercato, o siamo in un paese comunista?
Io questa risposta la voglio da queste facce di merda che ci governano.
Mi devono spiegare perchè un panettiere non può decidere di vendere il proprio pane a 1.000 euro al kg mentre Dolce & Gabbana può vendere una sua borsetta a 30.000 euro. Mi devono spiegare perchè in un paese capitalistico, dove vige il libero mercato, un commerciante non può decidere il prezzo che preferisce. Solo il consumatore decide e stabilisce quanto il commerciante possa avere ragione. Se vende e il consumatore è contento quel commerciante è uno che sa vendere. Se il consumatore non compra più il pane di quel commerciante, quest'ultimo chiude o forse si adegua abbassando i prezzi come la concorrenza. Funziona così con tutti i prodotti, dall'iphone al tv sony, dal maglione di cashmere alla magliettina cinese di cotone, dalla panda alla ferrari, dalla golf alla punto. Il consumatore decreta il successo o la morte del produttore.
Non capisco nemmeno la guerra sugli sms contro i gestori italiani. Se ad un consumatore non stanno bene i prezzi degli sms allora non li usino, echeccazzo. Le tariffe di un sms sono chiare e scritte nel contratto, perciò se invio un sms so che mi costa tot. Non funziona che ne spedisco mille e poi m'incazzo per la bolletta astronomica.
Non capisco perchè uno si apre la finanziara per girare in porsche e poi s'incazza perchè il pane costra 30 centesimi in più al kg. In un anno il pane gli verrà a costare 10 euro in più, s'incazza, però cambia il cellulare ogni 4 mesi, passando dal nokia all'iphone al sony, buttando 1.500 euro ma non s'incazza anzi è felice e va in giro facendo il figo perchè è trendy. Ma vaffanculo!

Piuttosto dovrebbe e deve funzionare il contrario di quello che succede. Ovvero il garante, mister prezzi dei miei coglioni, dovrebbe porsi il problema di verificare se i prezzi di vendita sono sostenibili in base ai costi sostenuti delle materie prime e della forza lavoro. Per interderci, se produrre una panda costa 10.000 euro (comprensivo di materie prime, operai, tasse, corrente, ecc ecc) e questa viene venduta a 9.000 euro, ecco allora che si falsa il mercato. Questo si deve impedire, non il contrario. Mister Prezzi e governo poi la devono smettere di ingannare la gente dando cifre non corrispondenti alla realtà. Non si può andare dicendo che i prezzi sono calati oltre il 40% e poi nella verità pratica si tratta solo di cifre nelle borse merci, senza contrattazioni reali (ovvero si stabiliscono ciifre ma non si compra e non si vende grano). Non possono raccontare che il grano si sta acquistando a cifre ridicole quando in verità è stato acquistato a prezzi molto più elevati (almeno dalla stragrande maggioranza dei produttori). Così si stanno dando informazioni false e si sta incattivendo la gente, facendole credere che i produttori sono tutti ladri sulla loro pelle.

Qualcuno può sostenere che pane e pasta sono beni primari e quindi su di essi non si può speculare! Falso. Oggi beni primari sono considerati anche la casa (non mi pare che costi una minchiata la casa - o forse la piaga dei mutui la vedo solo io?), la tv (e non mi pare che le tv te le tirino in testa gratis), l'automobile e perciò il gasolio/benzina (e anche qui non mi pare che ci venga regalato nulla), l'acqua (eppure se occupi abusivamente una casa, non ti possono cacciare via e non ti possono tagliare l'acqua, ma chi paga le bollette paga salassi). Perciò non si dicano minchiate su beni primari e non primari. Quando c'era la fame, in guerra, alcuni beni primari avevano prezzi stabiliti per legge. Questo è vero. Ma è anche vero che lo stato pagava la differenza eccedente ai produttori!

Io dico che devono calare i prezzi della politica. Io dico che ci vuole un Mister Prezzi sui costi della politica, degli stipendi e degli sgravi e dei privilegi che si autoincrementano ogni anno. Un mister prezzi  che dice ad ogni politico che quello stipendio da 40.000 euro al mese è speculazione brutale sulle tasche degli italiani, che non ci sono costi che li giustificano. Perciò multoni a pioggia e subito riduzione di stipendio a 1.000 euro al mese, per tutti i politici. Lo dicono loro che sono tempi difficili o sbaglio?
postato da: cartedannate alle ore settembre 09, 2008 21:55 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, società, mister prezzi
martedì, 09 settembre 2008
Bossi è un coglione!
E fino a qui c'è ben poco da stupirsi. Piuttosto sgomenta che gli si dia sempre così tanto ascolto.
Egli minaccia e sbraita: o subito federalismo o - unica alternativa - la secessione.

Perfetto, fai la secessione, falla subito ... sono proprio curioso di vedere quanti "padani" ti seguono realmente e concretamente nella guerra di liberazione del nord. Questa è la volta che ti mandano letteralmente a cagare, a te e a tutta la tua combriccola di scellerati. Avrai al seguito poche migliaia di pazzi contro milioni di cittadini del tuo nord.

E mettiamoci anche l'ipotesi che la secessione ti riesce, mettiamoci pure che riesci ad avere milioni di persone del nord che credono nella padania. Ottimo. Tutti fuori dai coglioni, tutti fuori dall'Italia, dalla politica e dalle caste di cui vi ingrassate. Fuori, letteralmente e concretamente.

Poniamo, quindi, il caso di uno stato padano, libero e indipendente. Quante regioni sarete? La Lombardia ci sarà? E il Piemonte? L'Emilia rossa? Il Friuli? Il Trentino? Fisicamente che terreno è la Padania che tanto agogni? Sarà dentro l'Unione Europea? Soprattutto l'Unione Europea accetterà lo stato Padania? L'Europa accetterà le leggi di stampo xenofobo, la chiusura commerciale, ecc? Mettiamoci pure che non puoi più arrafare i soldoni che ti rubi dalla politica e dal parlamento italiano, mettiamo pure che ai padani si farà pagare l'ICI (lo pretendono i sindaci), mettiamoci che se i cittadini evadono le tasse, allora la ladrona non è più Roma, mettiamoci che se vuoi i contributi statali li devi chiedere allo stato padania, mettiamoci (razzisti come siete) che se vi serve forza lavoro (manovalanza bruta) dovrete chiedere ai cittadini italiani di venire da voi. Utilizzerete L'euro? Dipende se siete dentro l'UE oppure no. Ma se non siete nell'UE allora ci saranno frontiere e dogane, allora se entrerete in Italia sarete extra-comunitari, certamente clandestini, facile che vi sbatteranno nei cpt insieme ai negri che tanto vi stanno sulle balle, insieme ai rom, insieme ai libici.
Quanti sono i cittadini del nord che si sentono italiani (mica padani secessionisti) che chiederanno immediatamente asilo in Italia, lontano da Padania? Quanta sarà la ricchezza umana e materiale di gente onesta, per bene, senza follie padono-leghiste per la testa, che scapperanno dalla vostra indipendenza? Permane la certezza che vi trovereste con il vostro giocattolino in mano, di nome Padania, completamente svuotato, fatto di quattro imbecilli che si guardano spaesati in viso e si gridano addosso "Padania Libera! Libera e Idipendente. Sì, ma adesso a chi cazzo rubiamo il pane con le nostre stronzate, che se ne sono andati via tutti e ci hanno lasciati da soli? Come facciamo ad urlare alla nostra gente che i loro soldi se li sta pappando Roma e non noi, ora che ci siamo solo noi?".

Mettiamoci che l'Italia ci guadagna e che a voi i cittadini padani vi aprono il culo in pubblica piazza e chiedono perdono e chiedono di essere italiani, quali sono.
Fate la secessione, non vedo l'ora. L'Italia ci guadagna, il cittadino italiano ci gudagna, la politica ci guadagna senza nemmeno andare a votare, si libera di molta, troppa feccia che ci rovina giorno dopo giorno. Niente Berlusconi, niente dell'utri, niente craxi, niente bossi, calderoli, maroni, borghezio, castelli, tosi, niente di niente, tutti fuori dai coglioni, dentro il loro bello stato di Padania.
postato da: cartedannate alle ore settembre 09, 2008 20:12 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, lega, società, federalismo, bossi, secessione
venerdì, 05 settembre 2008

Incredibile! In un paese con l'informazione totalmente censurata, com'è l'Italia odierna, i tre maggiori quotidiani del bel paese danno grande risalto al fatto che l'Economist ha vinto la causa contro Berlusconi, che fece causa per diffamazione per la famosa copertina del 26 aprile 2001 che intitolava "perchè Berlusconi è inadatto a guidare l'Italia".

Si trattava di una vera onta e di un pugno in faccia per il dittatore italiano, l'Economist lo disse al mondo intero. Berlusconi urlò che quel giornale è comunista ecc ecc, intentò causa per diffamazione. Oggi l'Economist, dopo 7 anni (che cazzo - ecco cosa non funziona nella giustizia italiana - i tempi mortificanti e lunghissimi, che tutto portano nel dimenticatoio), rende noto che un tribunale milanese ha riconosciuto che non c'è traccia di diffamazione e che Berlusconi dovrà pagare tutte le spese legali sostenute dall'organo d'informazione.

Chiariamolo bene: NON CI FU DIFFAMAZIONE ... ovvero non ci fu nessun falso, L'ECONOMIST SCRISSE L'ASSOLUTA LIMPIDA VERITA'!

Ovviamente, contestualmente, il quotidiano "Il Giornale", direttamente proprietà berlusconiana, non riporta nessuna notizia di questo fatto.
Credo che nemmeno i TG riporteranno tale notizia, entrerebbe in troppe case di italiani, sarebbe davvero una mega-impressionante-figuradimerda per il dittatore in pectore. Se invece i tg riporteranno la notizia allora sarà un piccolissimo messaggio svuotato del suo contenuto.

Caro Berlusconi Silvio, detto educatamente, eri e sei assolutamente inadatto a guidare il paese Italia.

Articoli di riferimento:
Repubblica
Corriere della sera
La Stampa
Il Giornale: NON PERVENUTA ALCUNA NOTIZIA ... NEMMENO ANSA!

postato da: cartedannate alle ore settembre 05, 2008 20:05 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, informazione, berlusconi, economist
giovedì, 04 settembre 2008

Il 26 settembre 2008, a Tempio Pausania, ore 21:30

Marco Travaglio presenta il libro "Il Bavaglio"

Doveroso accorrere e ascoltare e capire!

...
di seguito il video della presentazione del libro a
Roma, Teatro Vittoria, 3 settembre 2008
con gli interventi di
Paolo Flores D'Arcais
Pino Corrias
Marco Lillo
Peter Gomez
Marco Travaglio
Sabina Guzzanti

postato da: cartedannate alle ore settembre 04, 2008 21:56 | Permalink | commenti
categoria:politica, informazione, democrazia, travaglio, lillo, gomez, corrias
domenica, 31 agosto 2008
Siamo alla follia ...
Berlusconi, capo padrone di Panorama, fa pubblicare le intercettazioni riguardanti Prodi, per poi uscirsene pubblicamente e bello sorridente che questo gesto è una cosa indegna, che bisogna proibire tali pubblicazioni e che c'è massima urgenza di modificare l'uso delle intercettazioni.
Prodi smentisce e richiede che tutte le intercettazioni vengano pubblicate, come deve essere in un paese democratico.
Allora Berlusconi fa uscire per i tg il parere illustrissimo e autorevole dell'avvocato Ghedini che conferma e ribadisce la necessità di vietare l'uso delle intercettazioni, che sono una grave violazione della privacy, che sono un uso strumentale e violento della giustizia politicizzata.
Nessuno si mette il problema di dire che il parere di Ghedini è il parere dell'avvocato personale di Berlusconi, incluso il processo Mills. Nessuno s'indigna. Tutti allineati. Ma cazzo!
Siamo al fascimo, al regime duro, all'informazione controllata e manipolata.
postato da: cartedannate alle ore agosto 31, 2008 09:57 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, intercettazioni, informazione
domenica, 31 agosto 2008
Siamo di fronte a fascismo dell'informazione.
Ho aspettato qualche giorno, chiedendomi se sarei riuscito a leggere un solo articolo o sentire un solo servizio in tv che dicesse chiaro e tondo che Alitalia non è stata salvata, ma messa in liquidazione, svenduta, chiusa per sempre.

Ci sono parole del vocabolario che oggi nell'informazione sono vietate.
Alitalia muore e nasce una nuova compagnia. Salvataggio un cazzo!
Un salvataggio comprende che mi acquisto Alitalia, mi accollo i debiti, li risano e, infine, porto avanti la baracca.

Qui no. Qui Alitalia è messa in liquidazione e acquistata per quattro soldi.
La situazione è che costituisco una nuova società e che mi acquisto aerei e personale e quant'altro da un'altra azienda in stato fallimentare che mette in svendita anche i proprio calzini. Chi acquista non si accolla debiti né nulla. In questo acquisto vengono lasciati per strada circa 7000 dipendenti, che saranno messi a carico dello stato, dei cittadini, mediante posti pubblici. Senza dimenticare i famosi 300 milioni di prestito ponte (che dovevano garantire la continuità dell'azienda in vista del rilancio e del risanamento).

Opera compiuta una benemerita sega messer Berlusconi.

Qui hai svenduto la compagnia di bandiera per crearne una nuova e piccola piccola. Non solo, siccome l'appoggio industriale italiano è insufficiente, offri una larga fetta di questa nuova "grande impresa" ad Air France! Ai francesi non pare vero, volevano Alitalia, con i debiti e tutto, loro volevano tagliare "solo" 2000 unità del personale.

Nessuna voce parla di Alitalia morta e fallita, né a destra né a sinistra.
Ma andatevene tutti a fare in culo!
postato da: cartedannate alle ore agosto 31, 2008 09:49 | Permalink | commenti
categoria:cultura, politica, economia, informazione, censura, democrazia, berlusconi, società, alitalia, air-france
giovedì, 07 agosto 2008
Pane e pasta subiscono degli aumenti ingiustificati?
Una colossale balla.
Una menzogna enorme, però, come al solito, condita per mezzo di una verità, isolata e non argomentata. Sostiene il garante Antonio Lirosi che da due mesi le quotazioni del grano sono in grande discesa, in particolare il grano duro (quello che si utilizza per la pasta). Sostiene la verità, ovvero le quotazioni di borsa danno il grano duro in netta flessione, infatti a inizio giugno la quotazione del grano migliore si aggirava intorno ai 40,00 euro al quintale franco partenza, mentre oggi la sua quotazione è intorno ai 32,00 euro al quintale. In particolare scendono a picco le quotazioni e i prezzi degli sfarinati di grano duro, a partire dalle semole (quelle utilizzate per la pasta, non solo per il pane). Perciò se le quotazioni scendono allora i panifici acquistano a meno e dovrebbero vendere a meno.
Ci si dimentica pertò di alcuni particolari. Il primo fra tutti è che da più di un mese gli scambi reali (ovvero concreta compravendita) del grano duro sono praticamente fermi, in stallo, immobili. Di questa cosa si è lamentato pubblicamente il presidente di Italmopa (l'associazione dei molini nazionale più importante d'Italia). Egli ha esortato gli agricoltori a vendere il grano al prezzo "equo" di 35,00 al quintale, invece di immagazzinarselo in attesa di quotazioni migliori (lo dice anche la borsa merci di Roma). Che cosa vuole dire questo? Tutti sanno benissimo l'incredibile crisi dei cereali recente (cioè dall'estate scorsa al maggio di quest'anno) e tutti sanno di come il grano sia salito alle stelle e sia diventato merce preziosa come l'oro. Gli speculatori di borsa lo hanno capito subito e hanno speculato alla grande. Chi rimase fregato di brutto fu l'agricoltore, che vendette subito il grano a inizio stagione (com'era consuetudine da più di 50 anni) e si vide impennare la sua merce fino a 55,00 euro al quintale dopo averla rilasciata a 20,00 euro! Però si mise pace, il buon agricoltore, che prende schiaffi da decenni, e ragionò che dal 2008 finalmente avrebbe visto ripagati i suoi sforzi di lavorare la terra. Ripagati significa il giusto guadagno, non lucro, perciò investì nel comprare carissimo il grano da seme (cioè quello destinato alla coltivazione), pagare a prezzo doppio il concime (senza il quale non esce uno straccio di grano di qualità) e lavorare per un anno al raccolto del grano (legato ai destini climatici). Questa situazione favorevole ha permesso che molti agricoltori si mettessero nuovamente a piantare grano, dopo che avevano smesso da anni (vendere a 20,00 euro un quintale di grano duro significa non tirarne nemmeno le spese) e rivare un attimo di respiro nazionale nella produzione globale. Non abbondanza ma respiro, infatti tuttora vengono importati milioni di tonnellate di grano dall'estero, per cercare di soddisfare la domanda.
Sono successe alcune cose. A seconda della regione (chi prima chi dopo), il grano italiano viene raccolto da giugno a luglio, in alcuni luoghi addirittura a maggio (sicilia - dove ci sono tra i grani migliori e in maggiore abbandonza). Affinché il raccolto sia buono si necessita che il clima sia favorevole, ovvero che ci sia sole e caldo, mentre la pioggia è generalmente una dannazione, in quanto vanifica facilmente un anno di lavoro. Infatti ha piovuto, alla grande, sia a maggio sia a giugno, così il grano da bello rosso è diventato bianco, perdendo proteine e glutine in abbondanza (fondamentali sia nella panificazione sia nella pasta), oltre a perdere moltissimo in resa. Perciò i raccolti di grano si sono confermati abbondanti, ma non altrettanto la qualità. Per la prima volta la più importante borsa merci italiana in fatto di cereali (Ager di Bologna) si è ritrovata costretta a quotare il grano duro per "altri usi" , ovvero per uso foraggero e non adatto alla macinazione molitoria, destinata alla realizzazione delle farine. Questo grano scadente ed in abbondanza ha avuto ovviamente quotazione estremamente basse, di almeno 10 o 15 al quintale in meno rispetto a quello di qualità. Per i grandi molini (che giocano sui numeri e sulla produzione) è stata una manna. Hanno comprato questo grano e con sapienti miscele di grani pregiati hanno prodotto le loro solite farine, le quali ovviamente hanno cominciato a correre al ribasso, sfidandosi a colpi di deprezzamenti, al fine di piazzare più prodotto possibile. AI panifici non è sembrato vero di respirare e trovare in offerta farine a prezzi così bassi, dopo che per un anno hanno divuto rialzare i prezzi e vedere la produzione calare anche del 50%, guadagnando molto meno che nel loro abituale standard. Frega niente a nessuno che l'unica reale qualità di queste farine ribassate sia il prezzo e tutto il resto lascia fortemente a desiderare. La qualità è il prezzo, se poi il pane fa molto piùà schifo, la colpa non è mai del forno, ma del molino, il quale dice che non è colpa sua, ma del coltivatore che ha seminato grano pessimo e che non lo ha concimato.
Quindi, si capisca che il grano buono lo si sta pagando più caro di quel che dicono le quotazioni, altrimenti rimane nei magazzini, che commercianti di cereali e coltivatori con possibilità di stoccaggio non svendono, non ancora almeno. Quindi, chi fa farine di qualità non può vendere minimamente ai prezzi delle quotazioni ufficiali, perchè andrebbe di sotto; quindi, i panificatori che fanno pane di qualità non possono abbassare il prezzo del pane, perchè per un anno hanno tirato la cinghia e ora devono cercare di fare un minimo di utile. Perciò forse l'aumento non si giustifica, ma è molto meno tollerabile che si pretenda che pane e pasta debbano abbassare il loro prezzo. Queste sono carognate politiche, di facciata, di farsi belli con il popolo e prenderlo contestualmente per il culo. C'è anche da ricordate che siamo in un libero mercato e che giammai si può imporre al commerciante i prezzi di vendita al consumatore, il quale se il prezzo non gli garba va ad acquistare dove il prezzo è inferiore (ma poi non si lamenti che sta mangiando pane che fa schifo e pasta che fa schifo e che non ci sono più i prodotti di una volta). Perchè a loro, ai politici, non si può imporre uno stipendio massimo di 1.000,00 euro al mese, visto che il loro costo non è più sostenibile per gli italiani?
Detto questo, chiudo con due piccole ma fondamentali precisazioni.
La prima dice che le reali quotazioni di grani e farine sarà determinato dalle quotazioni del grano estero, visto che queste ancora non sono state fatte perchè il grano è ancora in raccolta. Se il cereale estero avrà quotazioni basse allora il ribasso sarà confermato e forse si accentuerà. Così davvero molini e panifici potranno abbassare i loro prezzi di vendita.
La seconda considerazione è che questo avverrà a scapito dei piccoli e medi imprenditori, ovviamente, che non comprano navi intere di merce dall'estero ma ad inizio stagione e localmente, perciò il loro prezzo è quello iniziale di giugno o poco giù di lì. Rischieranno, in questo caso, un tracollo pauroso, chiuderanno in massa, per la gioia dei soliti grandi imprenditori che si prendono con la forza le fette di mercato nuove e di qualità. Di fatto è quello che stanno già cercando di fare da inizio giugno (grazie ad abbondante uso di grano destinato alla mangimistica e portato nelle tavole degli italiani).
Se le quotazioni del grano estero saranno alte, allora si vedranno schizzare tutte le quotazioni verso l'alto, con buona pace di questi stronzi falsi della politica e dei sindacati. Tra l'altro, sempre Coldiretti (che si sta scagliando contro gli aumenti ingiustificati di pane e pasta) è quella che sta dicendo agli agricoltori di non vendere il grano perchè secondo loro la quotazione salirà a 60,00 euro al quintale! Questo perchè alcune voci di corridoio dicono che in realtà, nonostante si sia piantato molto grano in più quest'anno, l'abbondanza sia solo una propaganda politica e che la situazione mondiale sia piuttosto critica, molto critica. Qualcuno forse ha a mente che una o due settimane fa è saltata la trattiva del WTO in merito alla fame, ai cereali per i paesi poveri ecc ecc? Qualcuno ha ancora presente che Cina e India inoltrano una domanda di cereali e farine mostruosa? Qualcuno ha capito che i cereali sono in mano agli speculatori di borsa, al pari del petrolio? A qualcuno viene in mente che tutto questo sta avvenendo per favorire solo e soltanto i grandi colossi industriali con il fermo intento di disintegrare una volta per tutte i piccoli e medi imprenditori?

Attenzione gente, vi stanno prendendo per il culo, più che mai ... e lo stanno facendo in modo subdolo, utilizzando dati reali ma dalle interpretazioni molto manipolate.

Che mega incazzo che mi fanno queste cose ...
postato da: cartedannate alle ore agosto 07, 2008 20:52 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, pane, informazione, pasta, società, grano, farina
sabato, 02 agosto 2008
L'Italia è allo sfascio economico. L'italiano è depresso e sta sempre peggio. La colpa è della globalizzazione? Della politica? Dei tempi che corrono e che vedono la Cina e l'India i paesi forti mentre vecchio e nuovo occidente sono i deboli?

Forse qualche concausa bisogna pur metterla in conto, ma la colpa vera, come sempre, viene dal basso, dalla gente, dal popolo.
Oggi l'italiano è cambiato nei modi e nel carattere, negli intenti e nelle finalità.
L'italiano oggi è avido, egoista, vede solo le mezze verità, la parti che gli convengono. Ha solo giustificazioni per i suoi comportamenti quotidianamente ignobili.

Oggi la situazione è questa:
ci sono Tizio e Caio e c'è una sola mela. Il ragionamento sensato e solidale, che permette il benessere collettivo dice che è sufficiente mezza mela a testa. Il comportamento sia di Tizio sia di Caio, invece, dice che sia Tizio sia Caio vogliono tutta la mela, senza nessun rimorso per l'altro.  Per farlo sia Tizio sia Caio vendono la propria mezza mela sottocosto, per accaparrarsi il mercato rispetto all'altro, il quale non vende al prezzo giusto e chiude. Così uno dei due ottiene, di forza, la mezza mela dell'altro. Ora, o Tizio o Caio (dipende da chi ha venduto più sottocosto) ha raddoppiato il suo mercato, ha in mano una mela intera, che continua a vendere totalmente sottocosto, perchè vuole il mercato restante. Qualcuno chiude e l'altro sta in piedi, anche se non sta realmente guadagnando, ma sta solo facendo girare sempre più soldi nel suo conto. Anche quando costui ha in mano cento mele (e ha fatto chiudere cento aziende) continua a vendere sottocosto, altrimenti non vende e non scavalca la concorrenza, non la sopprime.
Oggi nessuno vuole vendere il proprio prodotto o servizio per quello che è il suo valore reale (vendere richiede bravura, pazienza e qualità) ma svende (questo è semplice, immediato e con risultati eclatanti). Oggi nessuno si vuole accontentare della propria fetta di mercato (che lo faceva stare bene quando vendeva e non svendeva), oggi vuole aumentare il proprio potere di acquisto, vuole far chiudere gli altri. Chi vuole vendere e non svendere è costretto ad una "svendita a metà" a causa di questa scellerata tendenza. Tale scelta obbligata, imposta, rende insufficienti le entrate, perchè la fetta di mercato si è assottigliata e i guadagni ancora di più. La gente si impoverisce, spesso soccombe e chiude, perciò niente lavoro, niente gudagni, solo disperazione.
Le cose possono cambiare se:
- tizio vende la propria mezza mela per il suo reale valore
- il cliente di tizio è disposto a comprare la mezza mela per il suo reale valore
- il cliente di tizio rivende la mela al consumatore per il reale valore
- il consumatore si ritiene soddisfatto e contento della mezza mela, pagata per il suo valore reale

Invece oggi succede più o meno così:
- Tizio ha un frutteto con mezza mela
- Caio ha un frutteto con mezza mela
- I costi di Tizio e di Caio sono 8 per ciascuno
- Tizio vende al negozio di Sempronio a 10
- Caio vende al negozio di Sempronio a 9

- Sempronio compra da Tizio vende al consumatore a 12
- Cippa Lippa compra da Caio e vende al consumatore a 11

- Il consumatore compra da Cippa Lippa (sai com'è, i tempi sono duri, i soldi sono sempre meno, bisogna vedere il centesimo ...)

Ciò che non si vede è:
Caso A: Caio non guadagna abbastanza per viverci bene se ha realmente speso 8
Caso B: Caio ha sostenuto spese inferiori perchè non ha sostenuto la stessa qualità di Tizio, quindi in verità le sue spese sono state 7
- Nel caso A, Caio spera che Tizio chiuda, così lui vende una mela a 18 e ha speso 16. Nel frattempo Tizio però è nella fame e senza lavoro. L'economia frena, anche se sembra stabile.
- Nel caso B, Caio fa chiudere Tizio (senza lavoro e con la fame) e il consumatore sta peggio perchè trattato peggio. Gli introiti sono minori, 18 invece di 20. L'economia frena, cade giù.

Si può obiettare che abbassando i costri aumenta la produzione, così il consumatore può permettersi una mela invece di mezza. Vero, ma fino ad un certo limite, ormai superato abbondatemente. Infatti, oggi siamo nella situazione di produzione in esubero. Per sostenere questa situazione di fatto si sono creati i consumi a tempo, deperibili. Questo significa che un bene acquistato deve durare un terzo del tempo rispetto al passato, in modo da essere nuovamente rivenduto, a forza, imposto. Non solo, ogni anno si produce sempre in numero maggiore rispetto alla reale richiesta, in modo da obbligare il mercato a svendere, bisogna cercare di vendere tutto il prodotto, altrimenti viene buttato via e risulta un costo da cui non c'è stato un ritorno. Mettiamo che ho due mele, ho speso 20 e rivendo ogni mezza mela a 6. Se vendo tutto ho guadagnato 4 ma se vendo una sola mela ho guadagnato 12 e speso 20, perciò sono finito sotto di 8, in quanto mi mancano gli incassi di due mezze mele (6+6). Affinché questo non avvenga, allora cerco di vendere due mezze mele a 6+6 e due mezze mele a 5+5, così da coprire almeno i costi. A volte non basta, quasi sempre non basta, perchè nel mercato non si è mai soli e quando anche la concorrenza ragiona nello stesso modo si finisce che si vende mezza mela a 6, una mezza mela a 5, una mezza mela a 4 e, se si è fortunati si vende anche l'ultima mezza mela a 3. Totale 18. Ovvero sotto di 2. Chi vuole vendere, chi vuole provare a farlo, produce una sola mela e cerca di vendere due mezze mele a 6, perchè ha una qualità superiore dalla sua parte, maggiore cura. Ha speso 10. Se è fortunato, perchè ha clienti che riconoscono il suo lavoro e hanno a loro volta una clientela di consumatori che vogliono la qualità, riesce a vendere la mela. Così ha fatto il suo guadagno, senza essere ricco né nulla di speciale, ma può permettersi, risparmiando, una casa, una macchina, le ferie e investimenti mirati per migliorare la sua attività. Succede però che il suo rivenditore (il sempre caro Sempronio) cede alla tentazione (anche e soprattuto a causa di Cippa Lippa che vende tre volte tanto a prezzi inferiori) di prendere solo mezza mela dal venditore serio e poi prende una mela e mezzo dallo svenditore. Al consumatore ora rivende due mele invece di una, rivendicandole dell'antica qualità e del nome che si è fatto negli anni, tutte al prezzo della mezza mela di qualità, anzi qualcosina in meno. Lui incassa di più, il consumatore è ingannato, se ne rende conto, la colpa ricade e viene buttata sul venditore. Così Tizio chiude. Così chiudono tanti Tizio e rimangono sempre più Caio, sempre più Sempronio che hanno ceduto all'ingordigia di volere di più faticando di meno. Così l'economia crolla, irrimediabilmente, e finisce in mano ai furbi e ai furbetti, ad ogni livello, dall'impiegato statale all'operaio, dal disoccupato al manager, dal piccolo imprenditore al pensionato.

Il paese Italia si risolleverà solo nel momento in cui si ricominciarà ad avere in maggioranza lavoratori e cittadini solidali e non avidi, che produrranno a 8 e venderanno a 10, che non creeranno esuberi, in cui divideranno la mela con gli altri, senza pensare di subire lucro o speculazione, in cui ci saranno consumatori contenti di acquistare nella quantità dovuta e al prezzo reale e non di costo e sotto-costo, senza provare invidia dei guadagni altrui.
Le rivoluzioni possono esserci solo dal basso, dal popolo, non dall'alto. Deve essere la gente a volere questo cambiamento, deve esserci questa volontà, deve esserci la voglia e l'ostinazione dell'onestà, della lealtà, del reciproco rispetto e riconoscimento, della solidarietà.

Cosa può fare la politica? Poco e molto.

Poco perchè deve essere il popolo a voler cambiare, altrimenti non esistono leggi ed esortazioni che possano modificare l'andamento, permettere la restaurazione di un circolo virtuoso a fronte del circolo vizioso attuale. Può fare poco perchè la politica è in mano ai grandissimi Caio dell'Italia, in mano ai pesci grandi che vogliono fare leggi e abusi per prendersi i pesci grandi rimasti ma un pochetto più piccoli

Può fare molto la politica nel promuovere e garantire il circolo virtuoso, nello stimolare l'onestà e la correttezza, nel dimostrare la solidarietà e dando il buon esempio. Ma, che si ripeta, gli attori della politica stanno dall'altra parte, sono sempre specchio e realtà del popolo che rappresentano. Se cambia il popolo cambia anche la politica, non viceversa.
postato da: cartedannate alle ore agosto 02, 2008 19:50 | Permalink | commenti
categoria:cultura, riflessioni, economia, società
lunedì, 28 luglio 2008
Non trovo nessuna differenza tra il diventare ministro facendo pompini al presidente del consiglio e partecipare all'isola dei famosi dopo avere fatto il deputato in parlamento con i voti "comunisti".

Direi che la "cifra" generale è umanamente devastante.
postato da: cartedannate alle ore luglio 28, 2008 21:19 | Permalink | commenti (2)
categoria:società, luxuria, pompini, isola dei famosi, carfagna